Operazione antidroga nel Leccese, arrestate 16 persone. Picchiavano i consumatori che ritardavano i pagamenti

Bloccato dopo il prelievo di denaro da un bancomat, minacciato con una pistola, portato in un posto isolato, picchiato e derubato. È uno degli episodi ricostruiti nel corso delle indagini dei Carabinieri del Comando provinciale di Lecce che, questa mattina, nei comuni di Gallipoli, Nardò, Galatone, Sannicola e Seclì e nel carcere del capoluogo, hanno portato a termine una operazione contro un’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti che operava nella parte jonica del Salento.

Sedici gli arresti effettuati sulle 19 ordinanze di custodia cautelare emesse: sette persone sono finite in carcere e 9 ai domiciliari. In tutto sono 51 gli indagati. Ma le accuse, a vario titolo, non riguardano solo il traffico e la detenzione illecita di droghe ma anche la rapina con armi, la tentata estorsione, l’incendio, le lesioni personali aggravate dalla deformazione dell’aspetto, con l’aggravante del metodo mafioso. Spesso venivano presi di mira con violenza gli assuntori che non riuscivano a pagare i debiti per l’acquisto degli stupefacenti al fine di recuperare le somme non saldate. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Lecce, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia.

Tutto è cominciato a giugno del 2020, con l’arresto in flagranza, per spaccio di stupefacenti avvenuto a Galatone, di un giovane all’epoca 21 enne. Dalle indagine successive sono state individuati due gruppi paralleli, in costante contatto, che si spartivano le due principali aree di spaccio della zona jonico-salentina: Nardò, comprese le marine di Santa Caterina e Santa Maria al Bagno, e Gallipoli compresi i centri di Galatone e Sannicola.

Ma era solo la punta dell’iceberg di due strutture criminali ramificate, ben suddivise nei rispettivi territori, capaci di piazzare ingenti quantitativi di stupefacente. In particolare, l’organizzazione dell’area di Nardò era caratterizzata da una struttura verticistica in grado di gestire una attività di spaccio sistematica, aggravata dal ricorso alla violenza, in perfetto stile mafioso, anche mediante l’utilizzo di armi, e finalizzata tanto al recupero dei crediti derivanti dalle cessioni di stupefacente, quanto al controllo del territorio ed al conseguente riconoscimento del proprio potere sull’intera piazza neretina. In questo contesto si è verificata la gravissima aggressione ai danni della vittima avvicinata vicino al bancomat da alcune persone armate che l’hanno costretta a cedere il controllo della propria auto. L’uomo è stato fatto salire nella vettura. Durante il tragitto, è stato colpito con schiaffi e minacciato con una pistola, puntata alla gamba e al volto, fino a essere condotto in un luogo isolato, dove i malviventi lo hanno derubato di una somma in contanti di 350 euro e delle chiavi dell’auto. Uno degli aggressori, prima di andare via, ha esploso due colpi d’arma da fuoco in direzione dell’auto, uno dei quali ha colpito lo sportello dal lato del conducente.

In un’altra circostanza invece, nei pressi di un bar di Nardò, una vittima è stata aggredita da uno dei malviventi in modo violento. E’ stata, infatti, colpita ripetutamente con una violenza inaudita e sproporzionata, anche dopo che la stessa era caduta a terra, con calci e pugni al volto che le hanno causato la deformazione e lo sfregio permanente del viso. Infine è stata abbandonata per terra.

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